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Fonti:

◊ Ms 774 Bibl. Gov. di Lucca

Ms italiano classe IV n. 17 Bibl. "Marciana" di Venezia

Ms VII–H Arch. di Stato di Perugia

strumentale
4 musicisti

 

Il Manoscritto I-Lg 774 e i suoi "fratelli"

 

Il progetto

La Biblioteca Statale di Lucca conserva con la segnatura Ms 774 una raccolta di intavolature per liuto, rimasta pressoché sconosciuta fino al suo inserimento negli archivi Internet, che ne hanno permesso una più facile individuazione.

Il codice, pur citato in The Manuscript Sources Of Seventeenth · Century Italian Lute Music di Victor Coelho, non risulta essere stato oggetto di approfondimento specifico.

Il Canonico Raffaello Baralli, studioso di Paleografia musicale, nel compilare il catalogo descrittivo dei codici musicali della Biblioteca Governativa di Lucca (B.S.L. MS.3326), definisce l’intavolatura di provenienza “Lucchese” e riconducibile al sec. XVI.

Tuttavia la vetustà del manoscritto è dubbia, essendo lo stesso collocabile anche tra le opere del primo Seicento. Per stile e forme traspare una sicura provenienza dalla cultura e dalle prassi cinquecentesche, pur individuandosi chiaramente anche un gusto proprio dei primi anni del sec. XVII.

L’analisi più approfondita rivela due particolarità:

  • presenza pressoché esclusiva di danze notoriamente di moda nei secc. XVI e XVII;

  • essenzialità nella stesura compositiva, spesso riconducibile a poche battute, probabili canovacci oggetto di manipolazioni improvvisative ed estemporanee (Ballo della Torcia fol. 11/v; Mattuccino fol. 12/v; Sant’Ercolano fol. 22/v; Saltarello, Canario e Canario Spagnolo fol. 31/v; etc...).

Questa scrittura trova giustificazione se collocata anche in una idea esecutiva destinata alla pratica dell’improvvisazione e del basso continuo, quindi anche ad organici polistrumentali

In effetti è tutt’altro che remota l’ipotesi secondo la quale il codice 774 sia stato compilato, talvolta anche rapidamente, da un liutista che annotava su di esso appunti, canovacci ed esemplificazioni di basso continuo che poteva eseguire, secondo le occasioni, in ensemble o da solo.

A tal proposito è significativo quanto scritto a fol. 16/r: «Questo passo in mezo non si può suonare se non si suona in compagnia». Il brano è sviluppato in sole tre righe che presentano esclusivamente una parte molto diminuita.

La capacità di improvvisare virtuosamente, con stile, senza compromettere la natura del brano, bensì valorizzandone la qualità ed il gusto, erano quindi elementi essenziali della pratica musicale cinque·secentesca e tale argomento fu oggetto di una corposa trattatistica.

Il manoscritto di Lucca pare collocarsi proprio su questo percorso nel quale l’ormai consolidata conoscenza della prassi rinascimentale trova una via di sviluppo nelle trasformazioni ed innovazioni secentesche.

 

Comparando le caratteristiche del 774 con altri due manoscritti coevi (Ms italiano classe IV n. 17 della Biblioteca Marciana di Venezia e Ms VII–H dell’Archivio di Stato di Perugia), si riscontrano numerosissime compatibilità e coerenze grafologiche tra i caratteri alfanumerici dei tre codici: è pertanto scientificamente legittimo avanzare l’ipotesi secondo cui la mano compilatrice dei volumi in argomento potrebbe essere la stessa.

 

La pratica del suonare differenti strumenti (liuti, arciliuto, tiorba, chitarra), senza assoggettarsi a vincoli di specifiche estensioni dettate da caratteristiche organologiche, era una componente tipica dell’estetica musicale.  Ed era una realtà tutt’altro che rara quella di idiomatizzare liberamente una composizione per uno strumento.

La frequente trascrizione strumentale (per liuto) di brani vocali è una testimonianza di questa consuetudine molto precedente al periodo della stesura dei tre manoscritti, che è continuata poi per tutta l’epoca barocca.

E' dunque assai più che lecito supporre che le composizioni, soprattutto di danza, formulate su bassi ostinati e tradizionalmente concepite “per ogni sorta di strumento”, fossero eseguite con gli strumenti di cui si disponeva.

 

 

Il concerto

Nel corso del Rinascimento si andò elaborando una “teoria degli affetti”, che trovò poi una compiuta definizione nel corso del 600 (con l’impegno di numerosi filosofi, da Keplero a Cartesio) secondo la quale esistevano strette connessioni fra elementi naturali e stati d’animo umani, connessioni nelle quali potevano ulteriormente intervenire sollecitazioni di tipo fisiologico e soprattutto uditivo. Si giunse così a definire un rapporto fra sollecitazioni sonore (e musicali in senso specifico) e stati d’animo, al punto da ipotizzare, antesignando la moderna musicoterapia, possibilità di intervento sulla psiche e sullo spirito per mezzo di specifiche modalità musicali.

In sostanza attraverso le qualità armoniche, melodiche e ritmiche specifiche di un brano o di un genere musicale si può influire, attraverso l’udito, sull’equilibrio “umorale” di un individuo, provocandone “affezioni”: amore, dolore, letizia, furore, compassione, timore etc.

Nello spirito che anima la nostra ricerca musicale, abbiamo scelto di proporre uno spaccato musicale del codice lucchese e dei suoi “fratelli” individuando una serie di brani legati a determinati “affetti”, frutto di associazioni del tutto soggettive, aliene da qualsiasi velleità filosofico-scientifica, ma individuate esclusivamente sulla base della nostra sensibilità e non prive di un divertito gusto dell’ironia.

Ne risulta, contemporaneamente, una essenziale panoramica della musica da ballo in auge nel sec. XVII, cogliendo dai tre mss. alcune delle formule che per impatto emotivo e gusto trovano caratteristiche peculiari di spiccata suggestione.

 

I programma

Fonte*

Brano

Affetto

PRIMA PARTE

LU

Passo e mezo

L’incesso… (incipit)

LU

Ballo della Torcia

La paura

LU

Contrappunto

La tensione

PG

Ciaccona

La serenità

PG

Passacagli

L’ansia

LU

Fiorentina

La vanità

LU

Fantino & Bergamastro

La gioia

SECONDA PARTE

VE

Passacaglia in Ciaccona

L’eleganza

VE

Ballo di Mantova

La dignità

LU

Canario Spagnuolo

La sensualità

 

Toccata per organo

La castità

LU

Canario

La levità

VE

Ciaccona

La goliardia o vero l’ironia

VE

Piva

L’eccesso… (explicit)

     

*

LU Ms 774 Bibl. Gov. di Lucca

PG Ms VII–H  Arch. di Stato di Perugia

VE Ms italiano classe IV n. 17 Bibl. "Marciana" di Venezia

 

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